Le auto a guida autonoma ci restituiranno la risorsa più preziosa: Il tempo

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Se oggi stiamo vivendo in prima persona il processo di “elettrificazione” delle auto, lo step successivo riguarda l’automazione dei veicoli. Le famose “auto che si guidano da sole” che per il momento possiamo ammirare solo in qualche film di fantascienza, potrebbero irrompere nella nostra società entro un paio di decenni
Vi siete mai chiesti quanto tempo passiamo in auto durante la nostra vita?

I ricercatori di CSA Research sì e hanno appurato che un italiano medio passa 3 anni e 6 mesi della sua vita la volante di un’auto. Il mio primo pensiero è rivolto alle generazioni che stanno per nascere. Mentre io sono fermo al volante imbottigliato nel traffico, loro con quei 3 anni e 6 mesi potranno farci… qualsiasi cosa! O quasi.

Per aiutarci a comprendere quanto questo vantaggio sia incredibile, non focalizziamoci più su quanto tempo passiamo in auto ma COME lo passiamo. In questo senso l’auto è un importante campione per comprendere che abbiamo sempre più cose da fare e meno tempo per farle.

Mentre guidiamo cosa facciamo?

Ascoltiamo musica, telefoniamo, mandiamo messaggi, ci pettiniamo, ci trucchiamo, qualcuno riesce persino a radersi. Insomma, molte cose le facciamo in auto semplicemente perché non abbiamo avuto il tempo di farle prima o non avremo il tempo di farle dopo. Con l’avvento della completa automazione dei veicoli, è lecito pensare che passeremo meno tempo in auto perché potremmo dire addio alle congestioni e dunque molte delle azioni descritte potremmo svolgerle in altri luoghi forse più adatti. Altrimenti potremmo continuare a svolgerle in auto ma in assoluta tranquillità e senza mettere a rischio la nostra incolumità e quella degli altri. Chiaramente una volta disegnato questo scenario le possibilità sono pressochè infinite: avremmo il tempo di imparare una nuova lingua, di gestire al meglio video-call di lavoro o semplicemente di rilassarci senza pensare a nulla.

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Siamo pronti per tutto questo?

Lo scenario sembra perfetto eppure la diffidenza è molta. Secondo il recente studio dell’istituto AAA, il 71% degli Americani non ha nessun interesse a salire a bordo di una automobile a guida autonoma. Ad incidere negativamente sul sondaggio può essere stato il noto incidente che ha visto un mezzo Uber investire ed uccidere un pedone negli Usa. 

La questione diventa quindi etica: l’errore umano è più accettato rispetto a quello tecnologico.  Questo punto di vista è assolutamente comprensibile e non per forza sbagliato. Tuttavia, dobbiamo considerare che oggi circa il 95% degli incidenti è causato dall’essere umano, non dalla tecnologia.

E’ importante che gli addetti ai lavori si concentrino per abbassare drasticamente quel 71%, come è altrettanto importante che, in questi situazioni, adottare un approccio più razionale e analitico verso questo tipo di innovazioni può contribuire a fornirci un quadro più ampio della situazione arrivando a comprendere che non possiamo più permetterci milioni di morti in strada ogni anno, come non possiamo permetterci più gli enormi costi sociali, stimati in miliardi, provocati dagli incidenti stradali. E se possiamo evitare tutto questo riavendo indietro 3 anni e 6 mesi della nostra vita, non sembra un cattivo compromesso.

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Lightyear One, ecco l’auto elettrica che si ricarica col sole

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Una startup di Eindhoven ha presentato il prototipo di una vettura elettrica dotata di ricarica solare. La Lightyear One può vantare un’autonomia dichiarata di 725 km e i primi ordini saranno evasi nel 2021

Il processo di elettrificazione ha portato a raggiungere il primo dei sei “zero goals“, ovvero la guida senza emissioni. Il prossimo step, “zero energy” è legato ad una mobilità in cui un’auto elettrica sarà in grado di ricaricarsi autonomamente sfruttando energia naturale e rinnovabile.

Lightyear One va in questa direzione. Sul tetto e sul cofano del prototipo sono collocati 5 metri quadri di celle solari che consentono di aggiungere circa 12 km di percorrenza per ogni ora di esposizione al sole.

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Sebbene questa particolare auto possa essere caricata utilizzando l’energia solare, ha anche la possibilità di essere collegata a una presa di corrente. Può caricare fino a 400 km di notte da una normale presa elettrica domestica.

Altri punti fondamentali:

  • L’auto è costruita con materiali ad alta tecnologia per avere il minor peso possibile mantenendo al contempo la rigorosa sicurezza dei passeggeri.
  • Può vantare un’autonomia dichiarata di 725 km.
  • L’auto è più che generosa quanto alle dimensioni e allo spazio interno: è lunga cinque metri e offre una capacità di carico standard di 780 litri, quindi è perfetta per i lunghi viaggi con quattro/cinque persone.
  • Lightyear One è azionato da quattro ruote motrici indipendenti, quindi non si perde energia durante il trasporto dal motore alla ruota.
  • L’auto può essere caricata in una stazione di ricarica “supercharge“.

Sfortunatamente, e come previsto, l’auto non è accessibile per la maggior parte delle persone. La produzione della Lightyear One nella loro nuova struttura a Helmond è ancora lenta, ma gli acquirenti possono prenotare la vettura ad un costo di € 119.000. Attualmente sono già stati raggiunti 100 ordini che saranno evasi nel 2021.

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Riciclo batterie veicoli elettrici – Ecco che fine faranno 3 milioni di batterie

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I PRIMI LOTTI DI BATTERIE DI VEICOLI ELETTRICI E IBRIDI STANNO RAGGIUNGENDO L’ETÀ PENSIONABILE MA NON SONO DESTINATI ALLA DISCARICA. VEDIAMO DOVE E COME TRASCORRERANNO I LORO “ANNI MIGLIORI.”

Trovare modi per “riciclare” la tecnologia sta diventando sempre più un tema di fondamentale importanza, poiché si prevede che la scorta globale di batterie per veicoli elettrici supererà l’equivalente di circa 3,4 milioni di pacchi entro il 2025, rispetto a circa 55.000 quest’anno, secondo i calcoli basati sui dati NEF di Bloomberg.

La Cina, dove vengono venduti circa la metà dei veicoli elettrici del mondo, ha introdotto una nuova regolamentazione che vieta alle case automobilistiche l’abbandono in discarica delle batterie che hanno esaurito la propria funzione all’interno dei veicoli. L’Unione Europea ha già delle normative in tal senso e gli USA si stanno adeguando.

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Una batteria agli ioni di litio usata viene estratta da un’auto elettrica Nissan Leaf.

Le batterie per auto e bus agli ioni di litio possono raccogliere e rilasciare elettricità per altri 7-10 anni dopo essere state rimosse dalle strade e spogliate dal telaio. Questo scenario apre a svariate opportunità di business per case automobilistiche, fornitori di energia elettrica e fornitori di materie prime.

General Motors , BMW, Toyota, BYD e una serie di fornitori di stoccaggio di energia rinnovabile sono tra coloro che cercano di creare un mercato post-vendita e ottenere profitti extra in questo settore. Le seconde vite generano secondi flussi di entrate per lo stesso prodotto e tutto questo potrebbe aiutare a ridurre i prezzi dei veicoli elettrici.

Le case automobilistiche devono fronteggiare un problema imminente: gestire questo enorme volume di batterie”, ha dichiarato Johan Stjernberg, amministratore delegato di  Box of Energy , una società svedese che collabora con Porsche e Volvo. “Si svilupperà un enorme mercato per tutto ciò che riguarda il riutilizzo di batterie elettriche.”

Le previsioni decennali di BNEF ci devono far riflettere. Entro il 2030, la richiesta di batterie per veicoli elettrici aumenterà di circa 25 volte.

Entro il 2040, oltre la metà delle vendite di auto nuove e un terzo della flotta globale, pari a 559 milioni di veicoli, saranno elettriche. Entro il 2050, secondo BNEF, le aziende avranno investito circa 550 miliardi di dollari nello stoccaggio di batterie domestiche, industriali e su scala di rete.

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“La logica alla base di ciò è l’economia circolare”, ha dichiarato Cecile Sobole, Program Manager di Renault. “La batteria proveniente dal veicolo elettrico diventerà sempre più parte integrante del mondo dell’energia”.

Eppure, man mano che molte aziende si tuffano in questo nuovo mercato, il più grande produttore americano di auto elettriche – Tesla – rimane in disparte. La società di Palo Alto ha dichiarato che le sue batterie probabilmente non saranno adatte a nuovi compiti dopo 10-15 anni di utilizzo e si sta concentrando sul recupero delle materie prime.

Il calo delle prestazioni per una batteria EV è evidenziato da un minor numero di km di guida per carica e da plug-in più frequenti da parte dei proprietari. I componenti vengono in genere sostituiti dopo circa un decennio in una utilitaria dopo e quattro anni in autobus e taxi più pesanti.

Mentre quelle batterie sostituite non sono più utilizzabili all’interno di una vettura, sono l’ideale per attività meno provanti come immagazzinare elettricità da pannelli solari e turbine eoliche e accumulare energia da una normale connessione alla rete quando i prezzi sono bassi.

“Una batteria agli ioni di litio in realtà non si esaurisce mai”, ha affermato Hans Eric Melin, fondatore della Circular Energy Research & Consulting con sede a Londra. “È come se tu potessi estrarre una batteria alcalina dalla tua torcia e metterla in un telecomando, sarà ancora abbastanza funzionante.”

Una batteria agli ioni di litio usata da un’auto elettrica. FOTOGRAFO: AKIO KON / BLOOMBERG

Entro il 2025, circa tre quarti delle batterie EV esaurite verranno riutilizzate e poi riciclate per raccogliere materie prime, ha detto Melin. Ciò significa che case automobilistiche e produttori di batterie come la China Amperex Technology possono trarre vantaggio dallo stesso prodotto più volte.

Box of Energy, Powervault e Relectrify, sono le principali realtà che lavorano nel business del “secondo ciclo di vita” delle batterie.

Nei sotterranei di un complesso di appartamenti nella Svezia occidentale, Box of Energy ha installato degli armadi d’argento delle dimensioni di un grande frigorifero, ciascuno con 20 moduli di batterie recuperati da auto ibride Volvo. Accumulano energia dai pannelli solari sul tetto per far funzionare gli ascensori e le luci nelle aree comuni.

“Finora, ha funzionato senza intoppi”, ha detto Lennart Nord, custode degli edifici di Göteborg.

La tecnologia è in grado di ridurre la bolletta dell’elettricità domestica di oltre un terzo, ha affermato Powervault, che prevede di riutilizzare i set di batterie di Renault Zoe per uso domestico e nelle scuole in Inghilterra.

I sistemi su larga scala possono anche ridurre i costi per le aziende. Le batterie di Nissan’s Leaf aiuteranno presto a illuminare le strade della città costiera giapponese di Namie, che si sta riprendendo dal disastro del 2011 nella vicina centrale nucleare di Fukushima.

La Toyota, installerà batterie ritirate dai modelli ibridi Prius fuori dai negozi 7-Eleven in Giappone il prossimo anno. Le batterie ibride accumuleranno energia dai pannelli solari e, quando necessario, verrano utilizzate per azionare i dispositivi di raffreddamento per bevande e per riscaldare pollo e patatine fritte all’interno dei negozi.

Una tipica batteria EV mantiene circa il 50-70% della sua capacità di alimentazione al momento della rimozione, ha affermato Tom Zhao, amministratore delegato delle vendite globali per il gruppo BYD. La compagnia utilizza pack di seconda mano per alimentare torri di trasmissione wireless e per aiutare a gestire uno dei più grandi sistemi di accumulo di energia della Cina a Shenzhen.

“Se non riutilizzi, è uno spreco enorme”, ha detto Zhao.

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Autonomia di un’auto elettrica – Quali fattori incidono di più?

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L’autonomia è forse la discriminante di maggior interesse quando si parla di mobilità elettrica. Tuttavia l’autonomia dichiarata, fieramente esposta dalle varie case automobilistiche, spesso si discosta molto dall’autonomia reale dei veicoli stessi. Alla prova dei fatti su strada intervengono diverse variabili che incidono pesantemente sull’autonomia di un’auto elettrica. Vediamole insieme:

1° fattore: stile di guida

E’ la variabile su cui abbiamo il maggior controllo e che può ridurre l’autonomia fino al 24%. Scegliere la via della pazienza, ad esempio mantenendo una velocità costante di 110 km/h in autostrada, può fare la differenza tra una sosta alla colonnina o meno. Altro punto focale è l’abilità del driver di sfruttare le cosiddette frenate rigenerative che consentono alla batteria di ricaricarsi autonomamente durante il viaggio.

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2° fattore: temperatura

L’altro fattore determinante è la temperatura. Le batterie non amano il freddo, come il sottoscritto. A fronte di temperature esterne sotto lo 0, è possibile arrivare a dimezzare l’autonomia dell’auto. Alla base di questo crollo c’è l’impianto di riscaldamento dell’abitacolo: non essendoci un motore termico sotto il cofano a generare calore, l’aria all’interno della macchina elettrica va riscaldata elettricamente con l’energia prelevata dalla batteria. L’uso del climatizzatore, invece, ha comunque un impatto rilevante sull’autonomia anche se minore rispetto all’impianto di riscaldamento. Le condizioni ottimali si raggiungono in primavera-estate con una temperatura che va dai 16° ai 26°.

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3° fattore: topografia

La topografia è l’altra discriminante di cui tener conto. Detta in questi termini sembra un termine molto generico, in effetti lo è. Diciamo che le caratteristiche del nostro tragitto giocano un ruolo fondamentale nel calcolo dell’autonomia. Anzitutto il traffico del centro urbano condiziona pesantemente i consumi della batteria, a dispetto di una guida regolare in autostrada, per esempio. Stessa cosa per quanto riguarda guidare in pianura o in montagna. Guidare in salita può ridurre le prestazioni di un veicolo elettrico fino al 60%. Rimanendo in questo ambito, le condizioni della strada possono incidere molto, soprattutto se ci troviamo a dover guidare su un tratto piovoso o addirittura innevato. Queste due componenti causano al veicolo maggiore attrito andando ad impattare sull’autonomia dello stesso.

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4° fattore: peso

Ultimo fattore da analizzare è il peso. Chiaramente viaggiare da solo rispetto a quando state andando in vacanza con il veicolo colmo di persone e bagagli fa molta differenza e può portare una riduzione dell’autonomia di un’auto elettrica del 20%.

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Esistono altre micro variabili, come ad esempio la velocità del vento, che possono influire sull’autonomia del vostro veicolo elettrico, tuttavia queste sono le più impattanti.

Se per il singolo utente è più facile monitorare questi fattori e adattarli alle proprie necessità, per chi deve gestire un parco auto più ampio (flotte aziendali) il discorso inizia ad essere molto più complesso.

Fleetmatica è in grado di aiutarti

Se stai pensando di convertire la tua flotta aziendale composta da veicoli endotermici in veicoli elettrici, è importante contare su una soluzione che si basi sulle tue reali necessità di mobilità.

Ciò che facciamo è analizzare tutti i tuoi spostamenti per un determinato periodo di tempo, successivamente simuliamo gli stessi percorsi con un veicolo elettrico di riferimento monitorando tutti i fattori precedentemente analizzati. Grazie a questo approccio siamo in grado di dirti con certezza quanti e quali veicoli possono essere convertiti e avrai tutti gli strumenti per disegnare l’intero processo di elettrificazione della tua flotta.

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NON fare come l’LAPD (Dipartimento di Polizia di Los Angeles).

Nel giugno del 2016, la BMW ha annunciato di aver vinto un contratto per fornire al Dipartimento di Polizia di Los Angeles 100 auto elettriche: un programma da svariati milioni di dollari che il Comandante della Polizia ha definito essere “sensato per i contribuenti e per l’ambiente.”

Sono d’accordo!

Si è trattato di un progetto voluto da tutti: Dipartimento di Polizia, Città di Los Angeles (il sindaco – Eric Garcetti –  nella foto alla guida di una BMW i3, ha detto al Los Angeles Times che “dovremmo pensare in verde in tutto ciò che facciamo”).

I numeri dell’operazione:

  • 100 BMW i3, su alcune testate si parlava di 160, ma il reale numero non incide sull’esito della “storia”;
  • $ 1,5 milioni sono stati investiti in infrastrutture per le auto elettriche;
  • $ 10 milioni è il totale investimento in questa operazione.

Sino a qui tutto sembra ottimo. Una città che spinge fattivamente la mobilità green. Un dipartimento di Polizia che si mette realmente in gioco.

“Qual’è quindi il problema?” dirai.

Eccolo:

Questo è un estratto delle percorrenze dei predetti veicoli, gentilmente fornite da una testata inglese che si occupa di mobilità elettrica, che mostra il poco utilizzo delle BMW i3.

Infatti dopo circa 2 anni dall’inizio del progetto, mediamente erano state percorse circa mille miglia per veicolo. Un inezia.

Perchè? Semplice: per riportare quanto dichiarato dagli Utenti stessi “Range Anxiety”, per dirla in italiano “Paura di rimanere a piedi”.

Questo dell’LAPD è un caso eclatante e quindi ha portato in risalto ciò che rappresenta un “problema” legato alla mobilità elettrica che – permettimi – come Fleetmatica rileviamo costantemente nelle aziende che hanno deciso di avvalersi di veicoli elettrici nella loro flotta.

Tutto nasce dal fatto che, mentre con la vendita di un veicolo termico, il processo gestionale si esaurisce, tolta la relazione tra il concessionario e la manutenzione del’auto stessa, nel caso dell’adozione di un veicolo elettrico tale processo è (quasi) appena iniziato.

Innanzitutto bisogna avere chiare le proprie necessità in termini di “richiesta di mobilità”. E’ il primo passo oltre ad essere il più importante; il nostro FleetAnalytics nasce proprio per questo. Se non si conoscono le abitudini di utilizzo della propria flotta, allora si parte con il piede sbagliato, prima di tutto rendendo difficile il processo di selezione del corretto ed equivalente veicolo elettrico.

Se infatti, normalmente, il 30% dei miei attuali veicoli non percorre più di 50 km al giorno, allora potrò ipotizzare di poterli sostituire con equivalenti mezzi per dimensioni e prestazioni, ma con un autonomia che potrà essere tranquillamente quantificata in 150 km a piena carica.

Spesso mi ritrovo a dover rivedere interi progetti di elettrificazione della flotta in quanto nessuno ha fatto questo tipo di (semplici) valutazioni.

Questa prima parte si può definire come “trovare il giusto veicolo per la giusta percorrenza”.

Chi guida già un veicolo elettrico conosce i fattori che hanno un elevato impatto sull’autonomia dello stesso, in particolare le condizioni atmosferiche (temperature in primis) e le condizioni della strada (sia la morfologia, ovvero salite e discese, oltre che al traffico). Ci sono poi altri 3/4 punti, ma per mantenere semplice l’esempio tralasciamoli per un istante.

Ebbene,  se prima di acquistare un veicolo elettrico non sapevi dell’impatto che i predetti fattori potevano avere sul tuo prossimo viaggio, di sicuro da domani mattina non ti metterai a guardare le previsioni del tempo e/o le condizioni previste per il traffico di domani al fine di calcolare la corretta carica necessaria.

Purtroppo tutto parte dal fatto che il display che indica l’autonomia di un auto elettrica, non è reale! Come non lo è quello dei veicoli diesel o benzina che siano. La differenza è che con i veicoli termici, ce ne freghiamo.

Cosa fare quindi per gestire al meglio il parco di veicoli elettrici?

[MESSAGGIO PROMOZIONALE] La premessa ci voleva.

Attualmente non esistono tool evoluti già preinstallati sui veicoli stessi in quanto le proiezioni che elaborano considerano solo alcuni aspetti, inoltre nessuno prende in considerazione le necessità di una “flotta elettrica” fossero anche 3 o 4 veicoli, bensì si limitano a fare delle valutazioni sul singolo veicolo.

ln realtà uno strumento c’è: è il FleetManager di Fleetmatica.

Il nostro FleetManager di fatto è un calcolatore reale dell’autonomia di un veicolo elettrico singolo o all’interno di una flotta.

La nostra piattaforma infatti pianifica tutte le missioni delle persone che necessitano di un veicolo per il giorno o i giorni successivi e analizza tutte le condizioni che avranno un impatto sull’autonomia del veicolo elettrico. Successivamente a tutte queste valutazioni, indica il miglior veicolo “abbinabile” al viaggio.

L’aspetto interessante è dato dal fatto che la piattaforma continua a simulare lo stesso viaggio al cambiare delle condizioni, quindi se – improvvisamente – le previsioni meteo cambiano drasticamente, allora il piano verrà rifatto creando nuovi abbinamenti.

Potremmo dire che la nostra missione è quella di calcolare le rotte, ma la verità è che noi vogliamo creare quel senso di sicurezza che gli autisti del Dipartimento di Polizia di Los Angeles evidentemente non avevano.

8 motivi per cui NON comprare un veicolo elettrico e 8 buone ragioni per farlo!

 

Sono iscritto a (quasi) tutti i gruppi che si occupano di mobilità elettrica che sono stato in grado di trovare sia su Facebook che su altri social o in rete e spesso mi imbatto in articoli che NON promuovo l’introduzione di veicoli elettrici e, puntualmente, non resisto nel dire la mia e controbattere rispondendo con posizioni possibilmente oggettive ovvero supportate dai dati.

Non sempre è possibile perché la scelta di un auto, a prescindere dalla combustione, passa quasi sempre da valutazioni molto soggettive, per ciò chiedo venia anticipatamente se ho peccato nel proporre soluzioni personali.

Di seguito ho raccolto le motivazioni del NO più gettonate e le mie (personali) risposte:

  1. Essere un “early adopter” . Con questo termine si identificano le persone che per primi si affidano a tecnologia e strumenti innovativi. Francamente non ci vedo un lato positivo o negativo nell’essere un precursore nell’adozione di una “novità”, ma penso che sia più corretto parlare di mancanza di diffusione piuttosto che di utilizzo di nuove tecnologie. Nissan Leaf, Renault Zoe e, oramai, Tesla Model S non sono certo dei prototipi, la prima in particolare è un progetto del 2010…
  2. Dove mettere un punto di ricarica a casa per l’auto elettrica? La prima risposta che mi viene da dare è: perché tu il benzinaio ce l’hai nel garage di casa tua? In realtà si possono studiare diverse soluzioni qual’ora non si disponga di un garage o di area privata ove sia possibile installare una colonna di ricarica. Tolto quelle più “banali” come le colonne pubbliche, che tanto banali non sono; infatti quello che spesso le persone non sappiano e che l’installazione di una colonna pubblica si può anche richiedere ai fornitori di servizi energetici. Con questo non voglio dire che chiamando il servizio clienti potrete avere un punto di ricarica il giorno dopo, ma è reale la problematica dei fornitori di energia nell’identificare le aree che più si presteranno ad essere utilizzate dai proprietari di veicoli elettrici. Altre soluzioni possono essere parcheggi privati dove è certo che dovrete corrispondere un abbonamento mensile, ma se considerate il saving in termini di carburante risparmiato, avrete comunque un po’ più di soldi in tasca, oltre – cosa non da poco – a non aver contribuito ad inquinare!
  3. Ansia da autonomia. Ho già scritto un articolo sull’argomento, ma molto brevemente posso riassumerlo riportandoti uno studio dell’MIT che a seguito di un’analisi durata 4 anni, ha stabilito che quasi il 90% dei viaggi eseguiti oggi dagli automobilisti sono percorribili con un veicolo elettrico con un’autonomia dichiarata al di sotto dei 130km. A questo punto, tolta la “paura” di rimanere a piedi, prova a registrare gli spostamenti che esegui e ti renderai conto che probabilmente fai parte di quel 90%.
  4. I modelli di veicoli elettrici sono “particolari” e attirano l’attenzione. Prima di tutto penso che se tu decidi di far parte della rivoluzione elettrica, allora ami farlo sapere in giro, essere quindi visti alla guida di una BMW i3 o, ancora meglio, di una Tesla, non sia affatto una cosa negativa. Se invece volete mantenere “l’anonimato”, allora vi consiglio modelli come la Volkswagen Golf Elettrica o la Kia Soul che rappresentano il clone del corrispondente veicolo a combustione. A voi la scelta.
  5. Il tempo di ricarica in una casa resta molto alta, emergenza insostenibile . E’ vero che per ricaricare un veicolo elettrico a casa, o comunque con una colonna di ricarica a bassa potenza, servono dalle 4 alle 8 ore a seconda dei veicoli. Permettimi però una valutazione parallela: secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science Advances, a dormire più di tutti nel mondo sono gli olandesi (forse è per quello che hanno introdotto per primi i veicoli elettrici?!?), Gli italiani, con 7 ore 53 minuti in media, sono nella ‘top ten’ dei più dormiglioni, quindi mi verrebbe da dire che il problema – mediamente – non si pone. Perché al tuo risveglio, la tua auto elettrica sarà sicuramente carica! Premesso che anche sono in riserva con un veicolo termico, rimango a piedi, il mio consiglio è, in caso di emergenza, di chiamare l’ambulanza.
  6. Non ci sono le sovvenzioni pubbliche sono molto costosi , e in alcuni casi è difficile giustificare la spesa. Il costo di acquisto di un veicolo elettrico è più alto dell’equivalente veicolo a combustione e su questo è inutile fare troppi giri di parole. Ma considera che noi non “compriamo” l’auto punto e basta: la manuteniamo, la alimentiamo e la gestiamo. Ebbene dalla somma di tutti questi fattori otteniamo un valore che invece è in grado di far vacillare il rapporto tra i costi (totali) di gestione di un veicolo termico verso quello elettrico. Se poi uniamo incentivi e agevolazioni, bè allora non c’è storia…
  7. Alcuni modelli hanno dei problemi che i marchi – per mancanza di know how – non sanno come risolvere. Be’ su questo non mi dilungo molto. Non penso che sia un problema dei soli veicoli elettrici, testate focalizzate sull’automotive pubblicano tutti i mesi un elenco di richiami per i veicoli prodotti e ci sono una sfilza di testimonianze di utilizzatori che convivono con problemi al veicolo per anni. Quindi – ripeto – non è una problematica dei soli veicoli elettrici.
  8. Necessità di un secondo mezzo di trasporto . Per tutto ciò che è al di fuori di un raggio di 150 chilometri da casa è necessario trovare altri mezzi di trasporto: falso! In realtà molti veicoli attualmente in commercio hanno dichiarato un’autonomia di (addirittura) 400km. Sono realistici? Forse, ma solo in particolari condizioni di utilizzo che penso non sia possibile replicare nella vita di tutti i giorni. Ma – ripetendo in parte ciò che ho scritto al punto 3, quante volte all’anno percorri più di 150 chilometri? Se la macchina ti serve sporadicamente per tratte più lunghe allora potrai tranquillamente pensare a soluzioni alternative, ma potresti anche pianificare il viaggio considerando le aree (sempre di più) attrezzate alla ricarica veloce.

Fleetmatica può di fatto aiutarti proprio nel rispondere a questi quesiti, ovvero capire quali siano le tue abitudini e necessità relative ai tuoi spostamenti e – con la massima tranquillità – suggerirti le migliori opzioni disponibili.

 

Quello che non ti hanno mai detto sull’auto elettrica (Valerio Rossi Albertini a TEDx)

Sono diverse le occasioni che ho avuto di confrontarmi con persone che disprezzavano l’avvento e l’introduzione della mobilità elettrica senza in realtà conoscerne molto, sia in termini tecnologici sia in termini di benefici verso l’ambiente e – di conseguenza – verso l’umanità intera.

Spesso, nel difendere le mie tesi, riportavo studi o articoli a comprova di quello che stavo dicendo, ma alla fine – lo so! – io sono considerato di “parte”.

Tutt’altra cosa è quando a esporsi pubblicamente sono scienziati del calibro di Valerio Rossi Albertini, grande studioso della materia che, le prime righe di wikipedia, descrivono così:

“è un fisico italiano, specializzato in metodi di indagine sia teorici, che sperimentali, di materiali e dispositivi avanzati per la produzione e l’accumulo di energia, quali celle a combustibilecelle fotovoltaiche organiche, batterie a ioni di litio.”

Il Professor Rossi Albertini è stato tra gli speaker di TEDx nel 2017, parlando, ma soprattutto mostrando alla platea, con esempi che permettevano di far capire anche ad un bambino di 6 anni, quali sono gli effetti delle nostre azioni quotidiane sul nostro pianeta, ma – anche e soprattutto – che si può e si deve far qualcosa per migliorare la situazione.

Ti consiglio di guardare il video (clicca qui), è un quarto d’ora ben speso, te lo posso assicurare!

Se vuoi continuare a leggere, allora cominciamo dall’inizio:

“Buonasera a tutti sono Valerio Rossi Albertini sono un fisico e quindi vi posso confermare quello che già sapete la temperatura del pianeta sta aumentando il suo riscaldamento globale che prima era stato ipotizzato dagli scienziati è stato confermato al di là di ogni dubbio ragionevole è l’effetto serra.”

(Spero) che ciò non sia messo in discussione!

Il Professor Rossi Albertini – nel video – continua ad esporre praticamente in che cosa consista l’effetto serra con esempi semplici quando esaustivi.

Continuando:

“l’effetto serra è uno degli effetti di uno sviluppo industriale un po’ scriteriato, un po’ dissennato che non è stato fatto seguendo un piano regolatore, ma seguendo – l’abbiamo sentito – un modello di sviluppo che in realtà è stato inventato nell’ottocento inglese: si chiama economia lineare

Ma che cosa è l’economia lineare?

“l’economia lineare è uno schema in cui esiste una testa, un inizio di questo processo che è l’estrazione dal sottosuolo dei prodotti che occorrono per lavorare i materiali e per produrre i beni di consumo. Nell’800 inglese era il carbone, nel 900 invece è il petrolio, ma non è cambiato molto il concetto. E’ lo stesso. Estraiamo dal sottosuolo la materia che ci serve sia per costituire prodotti, sia per fornire l’energia occorrente per la trasformazione delle materie prime”

Ma quale è il risultato di questo tipo di economia o di processo? Purtroppo è la creazione di “rifiuti” che non possono essere considerati “alimenti” per qualcun altro.

Cerco di spiegarmi meglio, cercando altre sì di rimanere fedele a quanto esposto dal Professore.

Un esempio molto semplice: l’uomo e le piante. Queste ultime “espellono” l’ossigeno come rifiuto e l’uomo se ne nutre. In questo modo si attiva una catena o ancora meglio un moto circolare che il Professore menziona come “economia circolare”, ovvero:

“l’economia circolare non soltanto è una possibilità, ma è una necessità e un imperativo categorico ed esistono già delle degli apparecchi degli strumenti come la macchina elettrica che consente di convertire questa teoria in pratica. Eccola la macchina elettrica vedete è una macchina che si muove azionata dalla luce del sole

Possiamo quindi assimilare i concetti appena menzionati alla mobilità, dove l’economia lineare è il veicolo a combustione interna, mentre l’economia circolare è rappresentata dal veicolo elettrico.

Perché?

Semplicemente perché il primo veicolo (a gasolio o benzina che sia) crea dei rifiuti non gestibili in natura come per esempio le polveri sottili, che il nostro organismo non è in grado di filtrare e – di conseguenza – di gestire e/o assimilare.

Le polveri sottili, sempre nel caso di un mezzo a combustione, vengono prodotte sia durante la fase di marcia che durante le frenate, mentre i veicoli elettrici non producono polveri sottili durante la marcia e riesce a produrne la produzione al minimo anche in fase di frenata grazie agli impianti di recupero energetico che si attivano in caso di decelerazione.

Continua il Professore:

“io voglio dimostrarvi che un prodotto, in particolare un dispositivo, una macchina ed in particolare l’auto elettrica ci consente di ripensare al nostro modello di mobilità. Dobbiamo ripensare che significa rinunciare alla comodità di un veicolo? Ovviamente no, nessuno sarebbe disposto più ad andare a piedi o a dorso di mulo, sarebbe impensabile, ma se abbiamo una macchina perché questa macchina deve essere incompatibile con le esigenze ambientali?”

Penso che questo sia uno dei punti toccati dal discorso del Professor Rossi Albertini che preferisco; troppo spesso infatti ho trovato proposte di soluzioni troppo astratte dai nostri usi e consumi e che difficilmente calzano nella realtà quotidiana. Io sono solito definire l’uomo un animale pigro (!) per cui penso sia poco realistico ottenere grandi risultati proponendo nuovi modelli che provochino un cambio di abitudini eccessivo e repentino.

L’auto elettrica va proprio in questa direzione, infatti con un cambio di abitudini relativamente contenuto, permette di mantenere quasi invariata la propria libertà di movimento considerando la percorrenza media dei nostri viaggi.

Riprendendo il discorso:

L’auto elettrica non è un vezzo, l’auto elettrica è l’ultimo anello della catena dell’igiene energetica: la produzione pulita di energia e l’utilizzazione altrettanto pulita. Quindi qual è la conclusione di questo discorso? E’ che noi siamo già senza saperlo nell’era dell’economia circolare questa è una rivoluzione in atto, un vento di cambiamento si sta sollevando. Un proverbio cinese dice che quando c’è vento di cambiamento, sono due le disposizioni di spirito possibili: lo stolto innalza un muro per proteggersi, il saggio inizia a costruire mulini a vento”

Concludo dicendovi che sono sicuramente di parte, ma francamente non vedo alternative alla mobilità elettrica per migliorare la situazione attuale e futura e se hai letto l’articolo sino a qui, penso che lo creda anche tu.

Voglio pensare che siamo saggi che costruiscono mulini a vento!

E’ inequivocabile che questo cambiamento però ci pone in una posizione diversa, sia come cittadini, ma soprattutto come utilizzatori ed è per questo che Fleetmatica, il mio mulino a vento!,  promuove soluzioni scientifiche per lo studio della tua mobilità per consigliarti il miglior veicolo elettrico per le tue esigenze o quelle della tua flotta e di gestione intelligente dell’autonomia del mezzo elettrico così da poter sempre gestire al meglio la relazione tra viaggi e autonomie.

Il 90% dei nostri viaggi potrebbe essere percorso già Oggi (e non domani) da un veicolo elettrico.

Spesso ho avuto la sensazione che nonostante l’aiuto del nostro amico Elon Musk a introdurre OGGI i veicoli elettrici, ci sia sempre una tendenza ad aspettare la prossima versione, la prossima tecnologia, la prossima auto che avrà tempi di ricarica più brevi, autonomie maggiori e magari prezzi più bassi.

In realtà questo desiderio di una soluzione che non è mai quella attuale, penso sia dovuto alla NON conoscenza del mondo dei veicoli elettrici e, ancor di più, alla mancanza di oggettività nella mappatura dei nostri spostamenti.

Certo che immagino tu sappia dove stai andando e dove sei stato!

Ma probabilmente se ti chiedessi esattamente quanti chilometri tu abbia percorso, be’ probabilmente non otterrei una risposta così precisa e corretta.

Questo concetto è ancor più accentuato se riferito ad una flotta aziendale.

Nonostante l’Italia sia tra le nazioni con il maggior numero di blackbox installate a bordo di veicoli, il numero di Aziende che analizza a fondo questi dati sono ben poche.

Questa considerazione mi ha spinto a scrivere questo articolo soprattutto quando a mia volta ho avuto modo di leggere il risultato di una ricerca svolta dall’MIT (Massachusetts Institute of Technology) che ha analizzato gli spostamenti dei veicoli tramite l’acquisizione delle posizioni gps (e di conseguenza dei tragitti) e delle cosi dette survey, ovvero delle ricerche di mercato dove gli intervistati, tramite domande opportunamente modulate, costruiscono dei “contenitori” dove le risposte vanno a confluire.

Ci sono due cose che mi hanno stupito di questo studio, primo è che si tratta di una pubblicazione del 2016, secondo che, essendo durato ben 4 anni (!), le tecnologie riferite ai veicoli elettrici di riferimento erano del 2012/2013.

La prima, ovvero che si tratta di una pubblicazione del 2016, mi ha colpito perché, considerando le evoluzioni che il settore dei veicoli elettrici ha avuto sia in termini tecnologici che di infrastruttura a supporto, renderebbe ancora più positivi i risultati della ricerca che a onor del vero dichiaravano che l’87% dei viaggi analizzati erano percorribili da veicoli elettrici.

La seconda, che poi è un “aggravante” della prima ragione, è che gli studi si sono basati su autovetture del 2012/2013 per fare il benchmark, ovvero il confronto, tra i viaggi percorsi e le autonomie del veicolo di riferimento.

Se pensiamo che in quegli anni si parlava di un autonomia media di 100 km, be sarei curioso di attualizzare lo studio considerando un autonomia media di almeno 150 km.

Sono convinto che la soglia raggiungerebbe il 95% senza problemi.

Cosa possiamo quindi imparare da preziosi studi come questo? Probabilmente che dovremmo essere più analitici nelle nostre valutazioni e fare dei confronti su termini di paragoni oggettivi, ma, soprattutto, che non c’è più bisogno di aspettare!

Il futuro della mobilità in realtà è già il presente.

Come Fleetmatica può esserti utile nell’identificare la tua reale richiesta di mobilità? La risposta è il nostro FleetAnalytics, ovvero la nostra piattaforma di analisi della tua necessità di spostamento che può, in modo scientifico, dirti quali sono i viaggi e/o i veicoli che puoi sostituire con equivalenti mezzi elettrici, quali non sono sostituibili e che ti aiuta ad identificare le inefficienze della tua flotta, sia essa composta da 10 o 10.000+ veicoli.

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