Ricaricare l’auto elettrica in 10 minuti? Ecco come funziona la ricarica ultra veloce

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La ricarica ultra veloce potrebbe sconfiggere definitivamente l’ansia da autonomia. Vediamo più nel dettaglio di cosa si tratta

I proprietari di veicoli elettrici potrebbero presto essere in grado di entrare in una stazione di rifornimento, collegare la propria auto, andare in bagno, prendere una tazza di caffè e in 10 minuti trovare la propria auto con la batteria completamente carica. Questa è la cosidetta XFC (extreme fast charging), ovvero ricarica ultra veloce.

Tutto questo sarà possibile, almeno secondo uno studio di un team di ingegneri sostenuto da Il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. Qui lo studio approfondito uscito solamente pochi giorni fa, in data 30 ottobre 2019.

Come funziona?

Una grossa limitazione delle ricariche veloci è rappresentata dal fatto che il Litio finisce per depositarsi come metallo sulla superficie dell’anodo, creando una placcatura che danneggia velocemente la batteria.

Il professore di di ingegneria chimica e di ingegneria dei materiali Chao-Yang Wang e il suo team hanno teorizzato un metodo di modulazione asimmetrica della temperatura (ATM) che carica una cella agli ioni di litio a una temperatura elevata di 60 ° C per eliminare la placcatura Li e limita il tempo di esposizione a 60 ° C a soli 10 minuti per ciclo per prevenire gravi degrado dei materiali.

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Il grafico mostra i risultati del metodo ATM, sia in termine di maggior capacità della batteria sia di cicli di ricarica

Questo metodo di ricarica veloce ultraveloce, denominato appunto: XFC (extreme fast charging)  è in grado di raggiungere più di 300 km di autonomia con una ricarica di soli 10 minuti, mantendendo una capacità del 91,7% dopo 2.500 cicli.

Wang e il suo team hanno capito che se le batterie potessero riscaldarsi fino a 60°C per soli 10 minuti e poi raffreddarsi rapidamente a temperatura ambiente, non si formerebbero picchi di litio e non si verificherebbe nemmeno il degrado del calore della batteria.

“Portare questa batteria all’estremo di 60 gradi Celsius è vietato nell’arena della batteria”, ha detto Wang. “È troppo alto e considerato un pericolo per i materiali e ridurrebbe drasticamente la durata della batteria.”

Il rapido raffreddamento della batteria sarebbe realizzato usando il sistema di raffreddamento progettato nell’auto, ha spiegato Wang.

Se questo metodo di ricarica ultra veloce diventasse realtà, rappresenterebbe una svolta decisiva nel mercato automotive accelerando notevolmente l’utilizzo di veicoli elettrici.

L’ansia da autonomia sarà solamente un ricordo?

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Il cobalto rallenterà la diffusione delle auto elettriche?

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L’estrazione di cobalto porta con se una serie di problematiche e rischia di rallentare la diffusione di auto elettriche. Vediamo come e perchè.

La crescita sostenuta della domanda di batterie agli ioni di litio (LIB) nel settore dei trasporti (e nel settore dell’elettricità), rende opportuno uno studio sulle materie prime che compongono queste batterie. Se alcuni componenti chiave come la manganese, il nichel e la grafite naturale hanno un’offerta sufficiente per soddisfare il previsto aumento della domanda delle batterie agli ioni di litio, per quanto riguarda il cobalto il discorso è un po’ diverso.

Lo studio

Anche in uno scenario in cui la tecnologia della batteria viene migliorata per ridurre al minimo la necessità di cobalto, il metallo sarà in corto a partire dal 2025 in poi, secondo lo studio approfondito di Joule.

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Proiezione equilibrio domanda e offerta di cobalto

Nel grafico soprastante, L’asse verticale traccia la produzione mineraria di cobalto per paese dal 2002 al 2016 e l’offerta prevista fino al 2025. Il minimo di proiezione dell’offerta (linea tratteggiata nera) si basa sulla crescita documentata della capacità estratta e raffinata in Cina e nella Repubblica democratica del Congo (indicato rispettivamente da linee tratteggiate grigie e dorate) assumendo una produzione costante negli altri paesi. Ciò fornisce una proiezione inferiore di 180 kt nel 2025. Una proiezione dell’offerta più aggressiva (mostrata in grigio) presuppone una crescita dell’offerta fino a 290 kt nel 2025.

Le stelle indicano la domanda di cobalto dall’industria delle batterie agli ioni di litio (LIB) nel 2016 con proiezioni per L e H nel 2025. L’analisi rileva che mentre l’offerta di cobalto soddisferà la domanda per le stime più basse della domanda di LIB, esiste un potenziale rischio di disponibilità in caso di rapida adozione dei veicoli.

Questo potrebbe essere un problema, in particolare nell’Unione europea, in cui i governi hanno iniziato a fissare obiettivi per veicoli elettrici nell’ambito dei loro sforzi per ridurre le emissioni di gas a effetto serra e combattere i cambiamenti climatici.

La Danimarca, ad esempio, cerca di vietare la vendita di automobili a combustibili fossili dopo il 2030, mentre il Regno Unito ha dichiarato che consentirà solo veicoli a emissioni zero a partire dal 2040. L’UE nel suo insieme sta procedendo con varie misure per ridurre l’anidride carbonica emissioni da automobili, camion e autobus, che in effetti si traducono in veicoli elettrici.

Dove si trova il Cobalto?

Questa domanda evidenzia un altro problema legato al cobalto, ovvero la forte concentrazione delle miniere di questo minerale. Circa il 63 percento dell’azione mineraria di cobalto proviene dalla Repubblica Democratica del Congo.

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Questa concentrazione dell’offerta può portare a una fluttuazione dei prezzi significativa che si è registrata già nel corso del tempo.  Negli anni ’70, l’inefficienza istituzionale portò alla volatilità dei prezzi e alle diffuse interruzioni dell’offerta di cobalto. I disordini politici nella RDC (allora Zaire) hanno determinato la sospensione temporanea delle esportazioni di cobalto. Questa offerta limitata, unita all’aumento della domanda di Co e alla riduzione delle scorte dei produttori , ha portato i prezzi del minerale alle stelle, come mostrato nella qui sotto. 

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La soluzione?

Per affrontare la potenziale carenza di cobalto, le case automobilistiche e i loro fornitori di batterie potrebbero ridurre la quantità di metallo che usano, eliminare del tutto il cobalto dalle batterie o trovare nuove fonti, incluso il riciclaggio delle batterie usate.

Il lavoro per ridurre il contenuto di cobalto delle batterie sta “procedendo abbastanza bene”, ma “sicuramente il cobalto sarà con noi per molto tempo”, secondo Bo Normark, leader delle reti intelligenti e dello stoccaggio di energia per InnoEnergy SE.

Nissan, che produce l’auto elettrica LEAF, “sta esplorando una gamma di tecnologie che ci sposteranno verso un panorama dei trasporti più sostenibile”, ha detto la portavoce Sara Jenkins a Bloomberg Environment. La prevista domanda crescente di veicoli elettrici “ci apre le porte per esplorare alternative” alle batterie contenenti cobalto, ha detto.

Il riciclaggio sarà vitale perché, anche se “non ci sarà un problema con l’approvvigionamento di cobalto nella prima ondata di elettrificazione, ci saranno sicuramente problemi di approvvigionamento dopo quello”, ha detto Marjolein Scheers, portavoce delle raffinerie di metalli e riciclatori Umicore NV a Bloomberg Environment.

Umicore ha costruito un impianto pilota per il riciclaggio delle batterie delle auto elettriche, che sarà “un must per motivi ambientali e di risorse”, ha detto Scheers.

Ma alla fine saranno necessarie nuove fonti di cobalto, specialmente alla fine del 2020, quando i piani nazionali e dell’UE per passare ai veicoli elettrici inizieranno ad avere un effetto diffuso.

Il rapporto del Centro comune di ricerca afferma che l’UE dovrebbe agire per promuovere la produzione all’interno del blocco e lavorare a stretto contatto con paesi come Australia e Canada, “la cui importanza come produttori di cobalto dovrebbe aumentare”.

Normark ha convenuto che l’UE dovrebbe estrarre più del proprio cobalto oltre al riciclaggio. La Finlandia è l’unico paese dell’UE in cui viene estratto il cobalto, sebbene la Spagna, la Svezia e alcuni altri paesi dell’UE abbiano anche riserve, secondo il rapporto.

L’estrazione mineraria nell’UE sarebbe più costosa rispetto all’importazione dalla Repubblica Democratica del Congo ma, nel contesto del miglioramento della tecnologia delle batterie per ridurre al minimo il cobalto, “l’industria delle batterie può vivere con un prezzo di cobalto più elevato”, ha affermato Normark.

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5 step per introdurre veicoli elettrici nella tua flotta aziendale

Gli ultimi dati confermano il ruolo determinante delle flotte nel processo di elettrificazione. Un processo che tuttavia rimane molto delicato e che presuppone alla base una serie di valutazioni da fare e vari step da seguire. Vediamo insieme i 5 step per introdurre veicoli elettrici in una flotta aziendale.

1. Analisi della propria mobilità e del proprio parco veicoli

Innanzitutto è importante conoscere la mobilità della tua flotta: come, dove e quanto si muovono i tuoi veicoli, percorrenze medie ecc… Questi fattori sono fondamentali per costruire una flotta elettrica sulla base delle tue reali necessità di mobilità.

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L’analisi di Fleetmatica parte proprio da qui per comprendere il potenziale elettrificabile ma ancora prima per avere un resoconto sullo stato di salute della tua flotta, in modo da effettuare manovre volte ad eliminare eventuali sprechi e inefficienze del tuo parco auto.

Screen esemplificativi piattaforma di analisi Fleetmatica

2. Identificazione veicoli elettrici da introdurre

Il prossimo step, necessario per inserire veicoli elettrici in una flotta aziendale, consiste appunto nell’individuare i veicoli elettrici che meglio si sposano con la tua mobilità. Sarà importante conoscere i consumi, prestazioni ma soprattutto l’autonomia del veicolo.

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La nostra analisi viene effettuata su veicoli elettrici scelti dal cliente o, in alternativa, consigliamo l’auto più efficiente in relazione alla sua mobilità.

3. Progettazione e dimensionamento infrastruttura di ricarica

Questo è un altro passo cruciale. Decidere quante colonnine installare, di quanta potenza e dove posizionarle sono tutte scelte che vanno prese in modo ponderato per garantire la piena operatività ed efficienza della propria flotta. In questa fase non bisogna sottovalutare la tecnologia di ricarica dei veicoli stessi, che possono influenzare la scelta del tipo di infrastruttura da installare.

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Fleetmatica analizza le tue soste in modo qualitativo e quantitativo per aiutarti nella progettazione della tua infrastruttura di ricarica. Grazie alle nostre heat map siamo in grado di consigliarti dove posizionare correttamente le colonnine. Siamo integrati con le piattaforme dei principali brand di fornitura di energia.

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Analisi soste Fleetmatica

4. Valutazione dell’investimento e del risparmio carburante/co2

La principale motivazione che spinge le aziende a passare all’elettrico consiste nell’abbattimento delle emissioni di co2. Dunque è importante stimare quanta co2 effettivamente risparmieremmo.

Dal punto di vista economico, invece, è chiaramente opportuno stimare l’ammontare del progetto (dal costo dei veicoli fino a quello derivante dalla creazione dell’infrastruttura di ricarica) e calcolare il ritorno sull’investimento.

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In questo senso, la nostra piattaforma ti mostra in anticipo il risparmio annuo di carburante nel caso scegliessi di elettrificare i veicoli idonei alla transizione oltre che stimare il risparmio annuo di co2.

Screen esemplificativi saving co2/carburante piattaforma Fleetmatica

5. Gestione efficace dei nuovi veicoli elettrici

Per quanto riguarda la gestione di veicoli elettrici, è fondamentale dotarsi di una piattaforma di prenotazione e di pianificazione dei veicoli/viaggi. Quando parliamo di auto elettriche, la cosiddetta “Range anxiety” è sempre dietro l’angolo, dunque è bene non lasciarsi trovare impreparati e garantire ai propri dipendenti un viaggio tranquillo e senza sorprese.

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Con il nostro FleetManager, è possibile: prenotare il veicolo, utilizzare percorsi ottimizzati per la percorrenza elettrica e fare sempre affidamento sul veicolo più efficiente, oltre a conoscere il costo di ogni viaggio in anticipo.

Screen esemplificativo FleetManager di Fleetmatica

Dunque, la roadmap per l’introduzione di veicoli elettrici può essere riassunta in questi 5 punti:

  • Analisi della propria mobilità e del proprio parco veicoli
  • Identificazione veicoli elettrici che si vuole introdurre
  • Progettazione e dimensionamento infrastruttura di ricarica
  • Valutazione dell’investimento e del ritorno economico
  • Gestione efficace dei nuovi veicoli elettrici

Attualmente il passaggio, parziale o totale, da una flotta endotermica ad una elettrica, è sicuramente un investimento sensato che può portare enormi benefici sotto molti punti di vista (riduzione emissioni co2, brand reputation, risparmio economico di carburante, miglior comodità di guida). Tuttavia è un processo che non può essere improvvisato e che necessità alla base una solida organizzazione.

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Come avrai intuito, Fleetmatica si occupa proprio di aiutare imprese e Pubbliche Amministrazione ad introdurre veicoli elettrici nelle proprie flotte. Le nostre soluzioni sono pensate per accompagnarti in tutte le fasi di questo processo.

Per saperne di più visita il nostro sito e non esitare a contattarci!

Chi acquista un’auto elettrica – Lo studio

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Lo studio recente UNRAE analizza gli acquisti di BEV negli ultimi 8 mesi sotto diversi punti di vista. Grazie a questo è possibile tracciare “l’identikit” di chi acquista un’auto elettrica.

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Sono 6.453 le autovetture elettriche immatricolate in Italia nei primi 8 mesi del 2019, in crescita del 109% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, coprendo lo 0,5% del mercato totale.

Tale fenomeno interessa prevalentemente i privati – che rappresentano il 41,0% degli acquisti – e il noleggio a lungo termine (30,7% del totale). Nel periodo di analisi i diversi modelli immatricolati sono 26, in crescita rispetto ai 22 di un anno fa.

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Questi sono i principali dati emersi dallo studio di UNRAE in occasione della settimana della mobilità elettrica.

Vediamo nel dettaglio tutte le altre curiosità emerse dallo studio:

Per quanto riguarda i privati, ll 72,4% delle immatricolazioni di veicoli elettrici è realizzato da uomini, 13,2 punti percentuali in più rispetto ai valori di mercato su tutte le altre alimentazioni e la fascia di età più rappresentativa è quella da 46 a 55 anni, con il 32,8% di quota di mercato (+7,4 rispetto alla quota su tutte le altre alimentazioni).

Nonostante circa i 3/4 degli acquisti di autovetture elettriche si concentrano nel Nord del Paese, la città di Roma rimane al 1° posto per numero di immatricolazioni, pur riducendo la sua quota a meno della metà rispetto al 2018.

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Se guardiamo cosa i clienti hanno dato in permuta a fronte dell’acquisto di auto elettriche, nei 5 mesi di questo anno (periodo nel quale il dato è consolidato) il 45% dei veicoli permutati ha alimentazione diesel, in linea con le tendenze in atto; segue la benzina al 35% del totale.

Da segnalare anche un 10% di veicoli elettrici. Ciò è spiegato in parte con le offerte vantaggiose che le case automobilistiche rivolgono agli utilizzatori di BEV in occasione dell’uscita di nuove versioni del modello in uso.

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Emissioni di particolato – benzina e metano inquinano come il diesel

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Lo studio del politecnico di Bari pone l’attenzione sulle emissioni di particolato ultrafine, le quali risultano essere prodotte in egual misura da un motore benzina, metano e diesel.

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Il web è colmo di articoli, saggi e studi (attendibili o meno) sul differente impatto ambientale dei vari motori all’interno dei nostri veicoli. In questo sede ci concentreremo sulle emissioni di particolato ultrafine, ben più sottile e pericoloso di quello Pm10 e Pm2.5 derivante dall’utilizzo dei motori a combustione interna.

Ebbene, da questo punto di vista, i motori a benzina e metano inquinano quanto il bistrattato diesel.

Questo è ciò che emerge dall’attività scientifica di un gruppo di ricercatori del Politecnico di Bari, che ha partecipato a Capri ad un simposio di Sar-Na, una delle due sezioni Italiane della Sae International (l’associazione internazionale degli ingegneri dell’automotive) in collaborazione con la Clemson University e il Cnr di Napoli.

Ne ha parlato Riccardo Amirante, Professore ordinario di Macchine e Sistemi per l’Energia e l’Ambiente nel Politecnico barese, in un articolo del corriere di mezzogiorno:

«Il nostro gruppo di ricerca – chiarisce Amirante – ormai da qualche anno è impegnato nella comprensione dei meccanismi di formazione del particolato ultrafine (le cosiddette nanoparticelle).

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Nella fattispecie dai nostri studi sperimentali e numerici si evidenziano che anche motori che utilizzano combustibili quali benzina e metano producono quantità significative di tali particelle in ragione soprattutto del contributo derivante dall’olio di lubrificazione indispensabile per il corretto funzionamento del motore stesso.

Paradossalmente tali emissioni vengono rilasciate in maggiore quantità proprio nei percorsi con ricorrenti stop and go dei motori ad accensione per scintilla, quali ad esempio i percorsi urbani».

Per questo motivo gli studi stanno andando avanti per cercare di capire i meccanismi di formazione di questa tipologia di particolato, dato che le emissioni dei veicoli possono contribuire fino all’85% del numero di particelle che si ritrovano, sospese in atmosfera, proprio nelle città.

«L’attività di ricerca posta in essere mira a fornire gli strumenti di simulazione per i progettisti atti a riprodurre le dinamiche di formazione del particolato nei motori ad accensione comandata, con lo scopo di minimizzarne la loro formazione e la diffusione nell’ambiente»

L’obiettivo finale, ovviamente, è arrivare alla sostituzione dei motori a combustione con quelli elettrici.

«Appare dunque ragionevole – conclude il prof – ritenere che lo sforzo tecnologico posto in campo potrà e dovrà determinare a breve cambiamenti a step, che riguarderanno l’intera mobilità, con evidenze più notevoli proprio a partire dai segmenti della mobilità urbana (mobilità su due ruote con e-bike e citycar elettriche) già in corso di sperimentazione proprio nell’ambito di un progetto europeo dello stesso Politecnico di Bari».

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Elettrificazione delle flotte – Amazon investe in 100.000 van elettrici

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Il colosso mondiale Amazon ha deciso di investire in 100.000 van elettrici per la propria attività di consegne. E’ una notizia importante che può fare da “case history” e che pone le flotte al centro del processo di elettrificazione.

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“Abbiamo deciso di sfruttare le nostre dimensioni per fare la differenza”, ha dichiarato Jeff Bezos, fondatore e CEO di Amazon in merito alla decisione di acquistare 100.000 furgoni elettrici .

Si tratta di una cifra molto importante se consideriamo che oggi FedEx utilizza 85.000 “veicoli a motore” per consegnare pacchi in tutto il mondo, UPS detiene circa 123.000 veicoli tra auto, furgoni e motocicli.

Amazon fa da precursore in un settore, quello dei trasporti, responsabile di circa un quarto delle emissioni globali. Una case history che può spianare la strada ad altre organizzazioni e che punta l’attenzione sulle flotte (di taxi, bus, di consegne ecc… ) come possibile chiave di volta per un futuro elettrico nel settore dei trasporti.

Altre organizzazioni si stanno muovendo verso grandi acquisti di flotte elettriche. Le agenzie di transito sono sempre più entusiaste degli autobus elettrici , soprattutto in Asia. Londra sta spingendo Uber a diventare completamente elettrico . Anche il servizio postale degli Stati Uniti potrebbe entrare in azione , in quanto sembra essersi aggiudicato un contratto da molti miliardi di dollari per una nuova generazione di camion per la consegna della posta. 

L’investimento di Amazon renderà i suoi furgoni elettrici alimentati a batteria ambasciatori della tecnologia in molte città.

“Pensiamo che l’esposizione abituale di tutti questi furgoni elettrici nei vari quartieri, spinga anche i privati a prendere in considerazione l’acquisto di un’auto a zero emissioni, afferma Jimmy O’Dea, analista di veicoli senior per Union of Concerned Scientists.

Centomila veicoli sono una cifra considerevole e altre aziende che sperano di tenere il passo con Jeff Bezos avranno pane per i loro denti. “Ora tutto verrà misurato rispetto all’acquisto di Amazon, e penso che vada bene così”, afferma Camron Gorguinpour, senior manager del lavoro sui veicoli elettrici presso il World Resources Institute. Questa notizia potrebbe anche ampliare le idee dei legislatori: se Amazon crede di poter elettrificare rapidamente un’enorme fetta della sua flotta, perché non spingere gli altri a fare lo stesso?

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Salone di Francoforte 2019 – Le auto elettriche più interessanti

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Il 22 Settembre terminerà il Salone dell’automobile di Francoforte in cui sono stati presentati nuovi modelli di auto elettriche molto interessanti. Vediamoli nel dettaglio.

Il salone di Francoforte ha confermato il ruolo di primo piano dei modelli elettrici nel presente e nell’immediato futuro dell’automotive. Vediamo le principali novità e le relative specifiche tecniche più importanti.

Volkswagen ID.3

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La berlina compatta del gruppo Volkswagen è stata una delle novità più attese del salone tedesco. E’ stata presentata con 3 livelli di batteria (77-58-45 kWh) e con un’autonomia compresa fra i 330 e i 550 km. Il prezzo di partenza per questa vettura è inferiore ai 30.000 euro.

Honda E

Honda e è la prima citycar presentata dalla casa giapponese. Si è subito distinta per il suo design vintage e per i suoi interni con uno schermo “tutto plancia”. La batteria è di 35,5 kWh con un’autonomia di 220 km. I primi ordini verrano evasi nell’estate 2020, con prezzi a partire da 35.000 euro.

Byton M-Byte

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Il SUV cinese ha attirato moltissima attenzione al salone di Francoforte. M-Byte può vantare una batteria da 95 kWh e può raggiungere un’autonomia di 550 km (NEDC). Interessantissimi gli interni, con una mega schermo dal design futuristico, e soprattutto il prezzo: 45.000 euro. Dovremmo attendere il 2021 per poterla acquistare in Europa.

Porsche Taycan

Il brand tedesco irrompe finalmente nel mondo elettrico con la sua nuova Taycan, disponibile in due versioni. La più costosa, Taycan Turbo S, è dotata di un impianto a 800 volt, 761 CV e l’autonomia di 412 km. Il prezzo della potentissima quattro porte elettrica tedesca è, come pronosticabile, proibitivo per gran parte del pubblico: 190.000 euro.

Seat Mii Electric

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La Seat Mii diventa elettrica al Salone di Francoforte 2019. Si tratta della prima vettura a zero emissioni del brand spagnolo. Mette sul piatto cinque porte, motore da 83 CV e batteria da 36,8 kWh per 260 km di autonomia. Il prezzo non è ancora di dominio pubblico.

Questi erano i modelli di auto elettriche più interessanti presentati al Salone dell’automobile di Francoforte 2019. Nonostante l’assenza di alcuni brand importanti, abbiamo assistito a qualche novità davvero molto stuzzicante.

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Tagliando auto elettrica – Quanto costa?

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Il costo di manutenzione di un’auto elettrica è notevolmente inferiore rispetto ai veicoli a combustione interna. Vediamo più nel dettaglio costi e comparazioni.

In fase di acquisto di un veicolo elettrico è lecito chiedersi a quanto ammontano i costi di manutenzione e, in particolare, del tagliando. La minor quantità di pezzi da controllare o sostituire comporta, di base, una riduzione dei suddetti costi.

I principali controlli e le sostituzioni comprendono il filtro abitacolo e il check-up dei freni e del telaio. A questi va sommata la sostituzione delle batterie che, generalmente, avviene dopo 3-4 tagliandi mentre per quanto riguarda la batteria principale, è garantita per circa 150.000 – 200.000 Km.

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Hand with wrench. Auto mechanic in car repair .

Vediamo ora nel dettaglio il costo del tagliando dei principali modelli di veicoli elettrici:

Fonte: INSIDEEVs

Dalla tabella si evince come i costi variano a seconda dell’anno in cui è programmato il tagliando.

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In UK ci sono più colonne di ricarica che pompe di benzina – 2019

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Il sorpasso è avvenuto. Lo studio effettuato da Nissan ci dice che nel Regno Unito sono presenti ormai più colonne di ricarica (9.300) che pompe di benzina (8.400).

Si tratta di una svolta storica che fotografa perfettamente la tendenza di crescita del mercato elettrico, soprattutto negli ultimi due anni.

Diamo un’occhiata al seguente grafico:

Il sorpasso era atteso per l’estate del 2020. Dunque possiamo dire che sia avvenuto con un anno di anticipo e con uno “scarto” di circa 1000 installazioni.

Tuttavia, non molti di questi punti di ricarica offrono ancora elevati standard di ricarica. In Scozia, solo 200 dei 1.000 spot raggiungono i 50 kW. In Inghilterra, circa 1.600 delle 9.300 località forniscono una “ricarica rapida”, il che significa che ricaricano una tipica batteria EV all’80% circa in meno di un’ora.

La maggior parte dei proprietari di veicoli elettrici carica a casa, quindi il governo del Regno Unito ha recentemente proposto l’installazione di punti di ricarica per veicoli elettrici in tutti i nuovi alloggi. L’ ultima stima delle autorità prevede una domanda da 2.300 a 4.100 punti veloci e da 33.700 a 47.500 punti di ricarica più lenti entro il 2025.

Anche in Italia i dati parlano di una crescita costante per quanto riguarda l’installazione di infrastrutture di ricarica. Tuttavia la differenza con il Regno Unito rimane molto marcata, tenendo conto che quest’ultimo conta poco meno di 65 milioni di abitanti (4,1 in più rispetto all’Italia) e un territorio di 242.000 km quadrati (l’Italia ne conta circa 300.000).

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I modelli di auto elettriche triplicheranno in Europa entro il 2021

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Il numero di modelli di auto elettriche disponibili per i consumatori in Europa dovrebbe triplicare entro il 2021, afferma Transport & Environment (T&E).

Dopo diversi anni di timida crescita, le case automobilistiche dell’UE offriranno 214 modelli elettrici nel 2021, rispetto ai 60 disponibili alla fine del 2018.

L’analisi di Transport & Environment (T&E) dimostra con chiarezza che la maggior parte dei produttori è pronta ad accettare l’elettrificazione, ma i governi devono garantire che i conducenti dispongano degli incentivi fiscali e di infrastrutture di ricarica adeguate per allontanarsi rapidamente dal diesel e dalla benzina.

Le case automobilistiche introdurranno sul mercato 92 modelli completamente elettrici e 118 modelli ibridi plug-in nel 2021, che dovranno vendere per raggiungere l’obiettivo UE sulle emissioni di CO2 di 95 g / km.

Se i piani previsionali verranno consegnati, entro il 2025 il 22% dei veicoli prodotti potrebbe avere una spina, più che sufficiente per soddisfare lo standard UE sulle emissioni di CO2 delle auto per quello stesso anno. Nel frattempo, i piani di produzione per altre trasmissioni alternative sono quasi inesistenti: si prevede che entro il 2025 saranno prodotti solo 9.000 veicoli a celle a combustibile rispetto a 4 milioni di auto elettriche. La produzione di auto a gas naturale compresso è addirittura destinata a diminuire, rappresentando meno dell’1% dei veicoli prodotti in Europa entro la metà del 2020. 

Lucien Mathieu, analista dei trasporti e delle emozioni presso T&E, ha dichiarato:

“Grazie agli standard UE sulle emissioni di CO2 delle auto, l’Europa sta per vedere un’ondata di auto elettriche nuove, a lungo raggio e più economiche sul mercato. Questa è una buona notizia ma il lavoro non è ancora finito. Abbiamo bisogno che i governi aiutino a implementare la ricarica dei veicoli elettrici a casa e al lavoro, e abbiamo bisogno di modifiche alla tassazione delle auto per rendere le auto elettriche ancora più attraenti dei diesel inquinanti, delle benzine o dei poveri veicoli ibridi plug-in “.

Le previsioni di produzione mostrano che la produzione di auto elettriche sostituisce costantemente la produzione di motori diesel in tutta Europa, con i più grandi centri di produzione destinati a essere nell’Europa occidentale – Germania, Francia, Spagna e Italia. Tuttavia, si prevede che la Slovacchia raggiungerà il maggior numero di veicoli elettrici pro capite entro il 2025. Anche la Repubblica ceca e l’Ungheria saranno importanti centri di produzione. Il Regno Unito rimane incerto in quanto la prevista crescita della produzione di veicoli elettrici potrebbe facilmente essere invertita nel caso di Brexit “no deal”.

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Già, 16 impianti di batterie a ioni di litio su larga scala sono confermati o probabilmente saranno online in Europa entro il 2023. I piani confermati forniranno da soli fino a 131 GWh di capacità di produzione di batterie, secondo i dati di Benchmark Mineral Intelligence – abbastanza per coprire i 130 GWh stimati che saranno necessari per veicoli elettrici e batterie di accumulo fisse in tutta Europa nel 2023.

Sulla base dei dati del Centro comune di ricerca dell’UE, la produzione di batterie su questa scala creerà circa 120.000 posti di lavoro direttamente e indirettamente nella catena del valore delle batterie. Ma T&E ha affermato che l’UE dovrà anche garantire che le batterie vendute in Europa abbiano un basso impatto ambientale e siano riutilizzate, riciclate e acquistate eticamente.

Lucien Mathieu ha concluso: “Questo è un momento cruciale per l’industria automobilistica europea. Le case automobilistiche stanno investendo 145 miliardi di euro in elettrificazione e la produzione di batterie sta finalmente arrivando in Europa. Il successo in questo settore è una delle massime priorità industriali dell’UE. Dobbiamo inviare un chiaro segnale all’industria che non c’è modo di tornare indietro e concordare una graduale eliminazione delle vendite di auto a benzina e diesel nelle città, a livello nazionale e dell’UE. L’era del motore a combustione sta volgendo al termine. “

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